martedì 5 agosto 2014

Dylan Dog 335 - Il calvario -



Buuuongiorno gente e bentornati sul Jojo’s Comics Club! due anni son passati, o forse più, dall’acquisto del mio primissimo Dylan Dog e da quel giorno fra le nuove uscite e i recuperi non mi sono mai fermato, una passione che poteva soltanto crescere e mai diminuire nemmeno di fronte ad alcuni albi indegni di portare quel logo in copertina. Ora nuova linfa vitale ci è stata promessa per la serie e stiamo cominciando a raccogliere i frutti del ringiovanimento del personaggio, dopo I raminghi dell’autunno, un albo fantastico, e qualche altra storia buona eccomi qui con in mano l’ultima uscita…questo è Dylan Dog 335, Il calvario!



Dylan Dog 335, Il calvario, storia di Giovanni Gualdoni, che lo ricordiamo su questa serie per due buoni numeri come Blacky e Il pianto della Banshee, e disegni di Paolo Martinello. Il racconto che troviamo qui è uno di quelli un pochino atipici, uno di quelli che piacciono a me, dove nessuno va a suonare il campanello a Craver Road 7, dove Dylan Dog non deve andare in giro ad indagare e a fare domande come la Signora in giallo, ma invece è lui in prima persona a vivere l’horrore, non indaga l’incubo ma lo vive. La bella di turno si approccia con Dylan, che la invita ad entrare nella sua dimora per bere qualcosa, si pensa che andrà a finire come al solito con i due che si innamorano, e una vignetta con un bel paio di tette e invece prima che la routine possa concretizzarsi ecco spuntare Johnny, a rovinare tutto, il figlio di Dylan Dog

Il calvario infatti è quello che vivrà il padre, nel vedere il figlio soffrire per quasi tutta la durata della storia, così come la madre che forse soffrirà addirittura di più in un sottile limbo fra realtà e sogno. È veramente interessante vedere l’old boy in questa nuova veste, e viene perfino da pensare a come sarebbe se il duo con Groucho diventasse per un po’ un trio, con un piccolo Dog che aiuta il più famoso a fare quello che sa fare meglio. Il racconto è molto scorrevole, veloce, divertente ed appassionante e anche in questo numero, come ne Il pianto della Banshee, Gualdoni inserisce tanti elementi, tanti personaggi e tante situazioni anche se alcune si rivelano poi fini a se stesse, senza alcuna utilità narrativa e senza mai essere riprese nelle pagine dopo, semplicemente buttate la ad arricchire l’albo, ma senza significato. È una trama molto buona secondo me, per l’idea e per come viene raccontata ma la soluzione all’enigma, si può capire quasi del tutto ad appena un terzo della lettura e risulta comunque in parte un pochino stupida, come se fosse tirata fuori dal nulla. Troviamo pure qualche citazione, a vecchi e importanti albi della serie, anche qui alcune sono fondamentali anche se scontatissime, mentre altre sono messe la, senza importanza o utilizzo. 

I disegni di Martinello sono amore a prima vista, gioca da dio con i chiaro/scuro e sa rendere cupe le scene che devono esserlo, anche se a tratti ho avuto la sensazione di non trovarmi a leggere un fumetto di Dylan Dog, ma probabilmente soltanto per l’atmosfera spensierata di alcune sequenze padre-figlio. In conclusione possono dire che questo 335 è stato un buon intrattenimento, mi è piaciuto nonostante io riconosca gli evidenti e oggettivi difetti della storia sui quali si può in parte passare sopra….quel salto di qualità che la Bonelli si era prefissata, c’è stato, non siamo passati dalle stalle alle stelle, e nemmeno viceversa, ma il miglioramento c’è, ed è innegabile, complimenti a chi ci lavora, e al prossimo mese.


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